Certificato di prevenzione incendi.

Certificato di prevenzione incendi

Una guida per richiedere il certificato di prevenzione incendi al momento della messa in opera di una struttura che è un diritto e dovere di ogni cittadino. Rendere idoneo un fabbricato ai rischi possibili di un incendio è un obbligo per la tutela della collettività e per il completamento e la realizzazione del fabbricato.

Introduzione

Il certificato di prevenzione incendi (CPI) è l’atto finale ufficiale di una lunga trafila amministrativa: ogni cittadino, che si appresta alla realizzazione di un fabbricato, di un’ industria o di un’impresa, deve conoscerne i rischi e gli obblighi e deve rendere, mediante una serie di autorizzazioni, praticabile la struttura.

Per ottenere il CPI è, quindi necessario seguire un iter preciso e, per questo, potranno risultare utili alcuni ragguagli.

Che cos’è il certificato di prevenzione incendi

Il rilascio del CPI è competenza del Ministero degli Interni, in collaborazione con il corpo nazionale dei vigili del fuoco: l’articolo 16 del decreto lgs n. 139 del 2006 rende noto che qualsiasi locale, attività, industria o impianto, che abbia a che fare in qualche modo con materie prime infiammabili e gas, deve essere sottoposto ad uno specifico collaudo, da parte dei vigili del fuoco e delle autorità competenti, a seguito del quale verrà rilasciato il certificato.

Chi richiede il CPI conosce la pratica per ottenere il consenso al collaudo e si rende responsabile di ogni tipo di provvedimento ed accorgimento.

Nello specifico, il responsabile dovrà garantire, per tutta la durata dell’attività di quella struttura, sicurezza e ottemperanza alle norme: il personale che lavorerà in quella struttura dovrà essere perennemente ragguagliato circa i rischi di incendi e dovrà essere debitamente equipaggiato.

Il CPI ha un periodo di validità variabile a seconda della struttura per la quale viene emesso: tendenzialmente il periodo di validità va dai 3 ai 6 anni. In questi anni di validità, il responsabile dovrà tenere d’occhio l’edificio ed assicurarsi che tutte le misure di prevenzione funzionino correttamente.

Se vengono effettuati lavori di modifiche o restauri, se i locali vengono destinati ad altro uso o se nei depositi vengono introdotte nuove sostanze nocive, il CPI dovrà essere rinnovato, anche se ancora nel suo periodo di validità.

Può accadere, in alcuni casi, che un edificio non superi il collaudo e che, quindi, venga negato il rilascio del certificato: in tal caso, il responsabile può inviare richiesta di deroga all’ispettorato regionale dei vigili del fuoco, mediante il comando comunale dei vigili del fuoco, per spiegare per quale motivo l’edificio non si attiene alle norme di sicurezza vigenti.

Quando richiedere il certificato di prevenzione incendi

In generale, tutti gli edifici che hanno a che fare con gas combustibili e non, compressi o decompressi, liquefatti oppure no, devono obbligatoriamente richiedere il certificato di prevenzione incendi: senza di esso, non può essere esercitata alcuna attività.

Di seguito vengono riportat alcuni esempi dele attività che devono richiedere, secondo il decreto del Ministero degli interni del 16 febbraio 1982, il CPI:

  • Tutte le industrie o stabilimenti, di natura chimica e petrolifera, che lavorano con bombole e gas combustibili;
  • Le industrie che producono prodotti ortofrutticoli e cereali, mediante l’utilizzo di gas;
  • Le aziende per le opere di saldatura e rimessaggio; i cantieri navali; le ditte che operano con pellicole e carta fotografica;
  • Le ditte che lavorano il vetro, il legno, la carta e la plastica;
  • Tutte le industrie che producono liquidi infiammabili, olii e grassi;
  • Le aziende produttrici di gasolio e benzina, altamente infiammabili, oltre che vernici, inchiostri e lacche;
  • I pastifici e le riserie;
  • Gli istituti, le università e i centri di ricerca che lavorano con gli isotopi radioattivi;
  • Le tipografie e le litografie con più di cinque addetti ai lavori;
  • Le aziende con più di 500 dipendenti;
  • Gli ospedali, gli alberghi e gli hotels con più di 25 posti letto;
  • I locali pubblici e le scuole, sia pubbliche che private, con più di 100 posti a disposizione;
  • Le autorimesse con più di 9 veicoli;
  • Le centrali elettriche con più di 25 dipendenti;
  • Le biblioteche, gli archivi, i musei e tutti i luoghi di interesse storico - artistico;
  • I locali con più di 1000 mq di superficie.
Anche gli edifici civili possono necessitare del certificato di prevenzione incendi, se presentano una gronda più alta di 24 metri e se presentano ascensori e montacarichi che si elevano per più di 20 metri dal pian terreno.

La prassi per richiedere ed ottenere il certificato di prevenzione incendi

Secondo l’articolo 1 della legge n. 966 del 26 luglio 1965, preliminare alla richiesta del CPI è il pagamento di una tassa, mediante bollettino prestampato, versata sul conto corrente intestato alla Banca d’Italia - Tesoreria provinciale dello Stato.

L’ammontare dell’importo varia a seconda della struttura per la quale viene emesso il certificato: per conoscere la spesa, esistono delle apposite tabelle rese note dal Ministero degli Interni.

Insieme alla ricevuta del pagamento effettuato, bisogna presentare, al comando dei vigili del fuoco, una domanda in carta da bollo, corredata di accuratissima documentazione grafica e tecnica, oltre che fotografica, per ottenere l’esame del progetto in questione.

Una volta ottenuto il parere sulla conformità del progetto, se esso risulta positivo, bisogna attendere un periodo variabile di 90 giorni, entro il quale i vigili del fuoco dovrebbero effettuare il collaudo.

Una volta effettuato il collaudo e superato, i vigili del fuoco rilasciano un’autorizzazione provvisoria, nell’attesa del certificato ufficiale, per l’esercizio dell’attività.

Consigli e suggerimenti

Si raccomanda la massima attenzione per i tempi di validità del certificato e per le eventuali modifiche i struttura e funzioni del fabbricato, per evitare spiacevoli confische del CPI.

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