Come prevenire l infarto.

Sapere cosa fare e non fare per prevenire l’infarto è importante, la patologia cardiaca è, infatti, tra le più frequenti cause di morte. Molti fattori di rischio sono legati a cause modificabili quali l’alimentazione e lo stile di vita. Approfondiamo come intervenire su tali fattori per ridurre la formazione delle placche aterosclerotiche causa principale dell'attacco di cuore.


Come prevenire l infarto



    Indice:

    1. Cos'è?
    2. Prevenzione primaria e secondaria
    3. I limiti
    4. Fattori di rischio
  1. Approfondimenti
  2. Opinioni

Infarto cos'è? Conoscere per prevenire

Per comprendere quanto sia importante prevenire l’infarto è importante capire le caratteristiche e soprattutto le conseguenze di questa patologia. L’infarto si verifica per un mancato apporto di ossigeno alle cellule cardiache che quindi vanno in ipossia (carenza di ossigeno), a cui segue la necrosi, cioè la morte delle cellule che compongono il tessuto cardiaco e che verranno sostituite da un tessuto che sarà simile ad una cicatrice. Questa parte di cuore “cicatrizzato” perderà qualsiasi tipo di funzionalità. La mancanza di ossigeno è dovuta al restringimento delle arterie che apportano il sangue al cuore, le coronarie, restringimento che provoca un minore afflusso di sangue al muscolo cardiaco e quindi l’infarto. 

Prevenzione primaria e secondaria.

La prevenzione dell’infarto si divide in prevenzione primaria e prevenzione secondaria.

La prevenzione primaria è quella che va fatta per evitare che le arterie si restringano, si induriscano e quindi che venga ostacolato il passaggio del sangue. Per fare prevenzione primaria vanno tenuti sotto controllo tutti i fattori di rischio generici, ovvero: il colesterolo e i trigliceridi, la pressione arteriosa, il fumo, l’alimentazione, il sovrappeso e l’obesità.

La prevenzione secondaria invece si attua in quei soggetti che hanno già avuto un infarto e prevede sia di ridurre i fattori di rischio sia l’impiego dei farmaci. Nello specifico vengono utilizzati farmaci antiaggreganti, come l’acido acetil salicilico, per favorire la fluidità del sangue ed evitare la formazione di coaguli, farmaci beta bloccanti o ace inibitori, per tenere sotto controllo la pressione sanguigna e ridurre l’ipertensione arteriosa, e quando necessario farmaci anti colesterolo come le statine.

Alimentazione.

Uno degli aspetti più importanti della prevenzione dell’infarto è sicurame-nte l’alimentazione. La ricerca scientifica è molto attiva in questo ambito e sono state trovate numerose correlazioni tra patologie coronariche e alimenti. 

Il comportamento alimentare è uno dei passi fondamentali nella prevenzione, bisogna quindi conoscere i cibi che è meglio evitare e quelli che invece possono essere tranquillamente consumati e che anzi aiutano nella prevenzione dell’infarto.

Alimenti da evitare: sono da evitare:

  • Tutti i condimenti grassi come la maionese, il burro, il lardo, lo strutto, la pancetta, la besciamella, la panna e il ragù. 
  • Vanno evitati anche tutti i primi piatti molto elaborati come cannelloni, lasagne, tortellini e i prodotti da forno come il pane all’olio, le focacce, la pizza, specialmente quella molto elaborata, il pancarrè, i cracker e i grissini. 
  • I cibi in scatola e gli insaccati rientrano nella categoria di alimenti da evitare così come i pesci conservati industrialmente come lo sgombro sott’olio, il salmone affumicato, il tonno sott’olio. 
  • Tra i latticini è meglio evitare il latte intero e i formaggi, vanno evitati anche tutti i dolci e la frutta secca in grandi quantità.

Alimenti da favorire: tra i condimenti da favorire abbiamo:

  • l’olio extravergine di oliva, poiché grazie al suo contenuto di acidi grassi insaturi aiuta la fluidificazione del sangue e riduce il colesterolo cattivo e l’aglio, grazie al suo contenuto di allicina che fluidifica il sangue evitando la formazione di coaguli e tiene bassi i lipidi nel sangue. 
  • Tra le verdure abbiamo i broccoli, poiché ricchi di acido folico che abbassa i livelli di omocisteina nel sangue facendo si che le arterie non si intasino, e le carote, ricche di beta carotene che è un potente antiossidante e quindi contrasta i danni alle arterie provocati dai radicali liberi alle arterie. 
  • Per quanto riguarda la frutta da preferire le arance, ricche di vitamina C anch’essa ad azione antiossidante, le pere, ricche di fibre solubili le quali sono in grado di legarsi al colesterolo a livello intestinale e fare si che non venga assorbito dall’organismo, e i frutti rossi come ribes, ciliegie, fragole, ricchi di antocianina un altro antiossidante molto utile per contrastare i radicali liberi. 
  • Tra le carni sono da preferire il pollo e il tacchino, perché molto magri e forniscono un’adeguata quantità di proteine senza aggiungere grassi e il pesce azzurro, la trota, il salmone fresco, il tonno fresco pesci ricchi di omega 3 che hanno il potere di ridurre il colesterolo.

Alimenti da limitare: Per prevenire problemi cardiovascolari è bene inoltre ridurre il consumo di sale, in quanto può provocare innalzamenti della pressione arteriosa, sostituire pane, pasta e riso con quelli integrali, in quanto provocano meno problemi con la glicemia, aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi e bere almeno due litri d’acqua al giorno. Vanno inoltre diminuite le quantità di caffè giornaliere, in quanto il caffè aumenta sia la pressione arteriosa che il battito cardiaco, mentre va completamente evitato l’alcol, che causa l’indurimento delle arterie, la perdita di elasticità e l’aumento dell’aterosclerosi. Alcuni medici però consigliano di assumere mezzo bicchiere di vino rosso a pasto perché sembra che abbia effetti protettivi, probabilmente per i polifenoli in esso contenuti, nei confronti dell’infarto.

Ricerca scientifica e alimentazione.

Recentemente la ricerca scientifica ha dimostrato che alcuni alimenti come l’olio extravergine di oliva, le noci, il pane integrale e di borraggine, e alcune vitamine, come la vitamina E, hanno un ruolo importante nella riduzione del rischio di avere un infarto. Gli alimenti sopraelencati contengono una buona quantità di acidi grassi della serie omega 6, in particolare acido linoleico, che si è dimostrato efficace nel ridurre il colesterolo LDL, quello cattivo, in maniera significativa, riducendo quindi il rischio di infarto. Il consumo di questi acidi grassi dovrebbe essere di almeno 12 – 15 grammi al giorno. L’azione della vitamina E, contenuta nell’olio di oliva, nelle noci, negli spinaci e negli asparagi, è dovuta al suo potente effetto antiossidante. La vitamina E contrasta l’effetto dei radicali liberi che si formano a partire dai numerosi processi ossidativi che si svolgono nell’organismo e che determinano un accumulo di placche aterosclerotiche a livello delle arterie. L’azione antiossidante della vitamina E riduce il numero dei radicali liberi e mantiene quindi le arterie sane.

Stile di vita.

Seguire un corretto stile di vita è fondamentale sia per fare prevenzione primaria che secondaria e per ridurre tutti quei fattori di rischio che causano l’infarto.

Attività fisica. Praticare quotidianamente e regolarmente attività fisica ed evitare così la sedentarietà è un ottimo metodo di prevenzione dell’infarto. L’attività fisica infatti aumenta l’ossigenazione del sangue, quindi consente al cuore di ricevere maggiori quantità di ossigeno e di funzionare meglio, considerato anche che dopo i 40 anni il cuore, essendo un muscolo, inizia ad essere meno efficiente. Inoltre la costante attività fisica riduce naturalmente il livello di colesterolo cattivo LDL e di trigliceridi nel sangue, e aumenta la quantità di colesterolo buono, HDL, che risulta un fattore di prevenzione per l’infarto. Una regolare attività fisica regola anche il ritmo cardiaco e la pressione arteriosa abbassandola notevolmente. Ultimo ma non importante il praticare uno sport o anche semplicemente camminare a passo veloce per una quarantina di minuti al giorno aiuta ad evitare sovrappeso e obesità, che rappresentano fattori di rischio per l’infarto. Le statistiche affermano che praticare quotidianamente attività fisica riduce il rischio di infarto del 35%.

Abitudini corrette. Le abitudini corrette per la prevenzione dell’infarto riguardano principalmente lo stress, il fumo, il consumo di caffeina e di alcol. Per quanto riguarda lo stress questo aumenta sia la frequenza cardiaca che la pressione arteriosa esponendo il soggetto a rischio di infarto. Per ovviare a questo assume fondamentale importanza il riposo, quando ci si rende conto di essere troppo stressati è bene infatti fare “una pausa” dalla vita quotidiana e prendere un periodo di riposo in cui dedicarsi con calma ad attività piacevoli e rilassanti come può essere un hobby. Curare il riposo influisce molto sull’aspetto psicologico, altrettanto importante nella prevenzione dell’infarto, in quanto avere una vita sociale, dedicarsi a qualcosa che rende contenti e che fa divertire, stare insieme agli amici, pone il soggetto in una condizione psicologica di “riposo mentale”, allontanando quindi tensione e stress. Come già accennato in precedenza è bene abolire il fumo e l’alcol, in quanto provocano l’irrigidimento delle arterie, favoriscono lo sviluppo di danni arteriosi e la formazione di placche aterosclerotiche. Anche il caffè va limitato per il suo effetto ipertensivo.

Controlli periodici. Per prevenire l’infarto, ma anche in caso di prevenzione secondaria dopo un infarto, è importante svolgere periodicamente dei controlli per monitorare costantemente l’attività cardiaca e per tenere sotto controllo, ove presenti, diabete, colesterolo e ipertensione. Se si rientra in una categoria a rischio, per esempio se si è diabetici o ipertesi o obesi, è importante sottoporti almeno una volta l’anno a un elettrocardiogramma, la valutazione dell’attività elettrica del cuore. Se il soggetto presenta più fattori di rischio associati, esempio sindrome metabolica o obeso e fumatore, o diabetico e fumatore, insieme all’elettrocardiogramma è bene affiancare degli esami di diagnostica per immagine come l’ecocardiogramma, un esame che abbina l’elettrocardiogramma con un’ecografia cardiaca, ed eseguire questi controlli ogni 6 mesi.

Importante anche il controllo delle singole patologie, specialmente in caso di prevenzione secondaria, come controllo dell’ipertensione mediante farmaci che abbassano la pressione, controllo del diabete attraverso terapia insulinica o ipoglicemizzanti orali, controllo del colesterolo attraverso l’alimentazione e i farmaci anti colesterolo, e controllo del peso corporeo mediante dieta e attività fisica.

Limiti della prevenzione contro l'infarto.

Pur essendo uno strumento efficace nel ridurre i rischi di infarto la prevenzione ha alcuni limiti. Sebbene i fattori di rischio siano ben definiti a volte non sono i soli responsabili dell’insorgere della patologia cardiaca. Questo perché ogni persona ha dei fattori genetici più o meno predisponenti per le patologie, e dei fattori ambientali che influiscono. Può quindi accadere che un soggetto che non è obeso, non è diabetico, non ha il colesterolo alto e non fuma, abbia un infarto, mentre un soggetto diabetico e fumatore non abbia un infarto per tutta la durata della sua vita. Il limite della prevenzione sta quindi nel fatto che viene calcolata sulla base della media della popolazione, mentre le situazioni riguardanti poi i singoli individui sono ben diverse dalla media nazionale e mondiale.

I fattori di rischio generici e le patologie predisponenti.

Per poter fare prevenzione per l’infarto bisogna conoscere i fattori di rischio che possono provocarlo e possiamo distinguerli in due categorie principali, modificabili e non modificabili. Tra i fattori di rischio non modificabili, per cui non è possibile intervenire con alcuna forma di prevenzione abbiamo:

L’età del soggetto, infatti più il soggetto invecchia, più le pareti delle arterie saranno meno elastiche e tenderanno a restringersi.

L’etnia e l’ambiente in cui si vive, vi sono alcune popolazioni più a rischio di altre, per esempio quelle che vivono in ambienti poco salutari in cui vi sono alti livelli di traffico e smog.

Il sesso, in quanto gli uomini sono più predisposti delle donne a sviluppare cardiopatie, questo perché le donne hanno, per un certo periodo della loro vita, gli estrogeni che le proteggono dal rischio di infarto, anche se con la menopausa il rischio diventa quasi pari a quello dell’uomo.

La familiarità, se il soggetto ha dei familiari che hanno già avuto un infarto ha molte più possibilità di ammalarsi.

Lo stress (sebbene questo fattore sia in realtà parzialmente modificabile in quanto legato all’ambiente e alle caratteristiche proprie del soggetto è possibile comunque fare prevenzione cercando di concedersii quando ci si sente stressati un periodo di riposo sia fisico che mentale).

Il fumo, perché danneggia le cellule che rivestono i vasi sanguigni ed aumenta il rischio di aterosclerosi oltre che aumentare la pressione sanguigna e il monossido di carbonio nel sangue che causa una minore quantità di ossigeno, per prevenire questi effetti negativi si dovrebbe semplicemente smettere di fumare.

L’alcol, perché causa anch’esso aterosclerosi.e la prevenzione in questo caso si attua come per il fumo evitando l’assunzione di alcol.

Fattori di rischio specifici: diabete, ipertensione e ipercolesterolemia.

Oltre che per i fattori di rischio generici è importante mettere in atto strategie preventive anche per i fattori di rischio specifici che riguardano principalmente tre patologie, il diabete, l’ipertensione e il colesterolo alto.

Queste tre patologie infatti sono strettamente collegate all’infarto sia singolarmente sia se associate tra loro,  se unite all’obesità, prendono il nome di sindrome metabolica.

Diabete: l’elevata glicemia nel sangue causa danni a livello di tutti gli organi e i tessuti, comprese le arterie e inoltre favorisce la comparsa di aterosclerosi.

Colesterolo: insieme ai trigliceridi il colesterolo provoca l’accumulo di grasso a livello delle arterie e la formazione di placche aterosclerotiche che riducono il lume dell’arteria e fanno si che il sangue sia meno fluido e circoli con difficoltà.

Ipertensione: l’innalzamento della pressione fa si che il sangue scorra più velocemente e a maggiore pressione nelle arterie e questo può determinare un danno a livello della parete arteriosa. Per prevenire l’ipertensione bisogna ridurre la quantità di sodio da assumere con la dieta e fare attività fisica.

Obesità: in un soggetto obeso la quantità di grasso nell’organismo è eccessiva e si deposita anche a livello delle arterie ostruendone il lume e impedendo la circolazione del sangue, situazione che rende il soggetto molto più esposto al rischio di infarto. 

Questi fattori di rischio vanno tenuti costantemente sotto controllo sia attraverso visite dal medico sia attraverso l’utilizzo di farmaci, per esempio le statine contro il colesterolo o la metformina per il controllo della glicemia.

Schema riassuntivo.

Possiamo adesso fare una guida pratica schematizzata che riassuma le strategie di comportamento a lungo termine per prevenire l’infarto del miocardio.

  •  Abolire fumo e alcol;
  • Fare esercizio fisico regolarmente per almeno 40 minuti al giorno;
  • Seguire un’alimentazione corretta, limitando gli alimenti predisponenti al rischio di infarto e limitando l’assunzione di caffè;
  • Ridurre il livello di stress;
  • Se si è affetti da diabete, ipertensione, ipercolesterolemia controllare costantemente queste patologie mediante ripetuti controlli dal medico e mediante i farmaci.

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