Diventare avvocato: esame, pratica e formazione professionale.

Come si fa a diventare avvocato? Approfondiamo i passi da compiere, dall’esame di stato alla pratica forense necessaria per la formazione professionale. Un piccolo aiuto per orientarsi lungo un cammino non privo di ostacoli.


Diventare avvocato: esame, pratica e formazione professionale



Chi è questo professionista e quale il percorso da seguire per diventare avvocato?

L’avvocato è un professionista che svolge un’attività di difesa e rappresentanza di diritti e interessi altrui, sia nelle aule dei tribunali civili e penali (attività giudiziale), sia negli studi privati prestando consulenza e supporto a persone fisiche o società nella stesura di contratti e negozi o nella composizione bonaria delle controversie (attività stragiudiziale). Ma vediamo, passo dopo passo, qual è il percorso da seguire se si desidera intraprendere tale carriera.

La professione dell’avvocato in Italia.

Purtroppo, però, in questo settore risulta difficile emergere e riuscire a conquistare una congrua fetta di mercato, perlomeno in Italia, dove il numero degli avvocati è esageratamente elevato (basti pensare che il solo Foro di Roma conta più avvocati che l’intera Francia!), e la concorrenza incalzante. Inoltre poiché, probabilmente allo scopo di contenere l’inflazione di tali professionisti, l’esame per l’abilitazione alla professione sembra diventare sempre più ostico ogni anno che passa ed è sempre più difficile riuscire a diventare avvocati.

La formazione: laurea, praticantato ed esame di stato

In Italia per diventare avvocati non basta, come in altri paesi della Comunità Europea, la laurea in Giurisprudenza, ma occorre cumulare a questa un iter formativo che di seguito enunciamo.

Il primo passo per intraprendere la professione è quello di conseguire una laurea in giurisprudenza che può essere:

  • a ciclo unico (classe LMG01),
  • specialistica (classe 22/s),
  • o, nelle Università che ancora la prevedono, una laurea quadriennale come da vecchio ordinamento.

Il secondo passo è quello di sostenere l’esame di stato per l’iscrizione all’Albo degli Avvocati.

Diversamente però da quanto accade per altre “libere professioni” (vedi: medici, ingegneri, architetti), la laurea in Giurisprudenza non è di per sé sufficiente per essere ammessi a sostenere l’esame di Stato.Una volta conseguito il diploma di laurea, si aprono due strade davanti al giovane aspirante avvocato:

  • svolgere un periodo di pratica forense, della durata minima di due anni solari, presso uno studio legale,
  • oppure iscriversi a una delle scuole di specializzazione per le professioni legali” attivate negli atenei italiani previo superamento di un concorso per titoli ed esame.

Pratica Forense e Scuole di Specializzazione.

In realtà le due strade non sono perfettamente alternative:

  • la pratica forense è indispensabile per poter accedere all’esame d’avvocato,
  • la scuola di specializzazione è facoltativa, ma consente di abbreviare di un anno la pratica.

Gli specializzandi quindi dovranno anch’essi necessariamente attendere ad un periodo di tirocinio presso un avvocato iscritto all’albo, ma, una volta completata la scuola, sarà loro sufficiente avere svolto un solo anno di pratica per poter iscriversi all’esame di Stato.

Il tirocinio: l’iscrizione al registro dei praticanti.

Il primo problema da risolvere per un neolaureato è trovare lo studio e l’avvocato presso cui svolgere il tirocinio formativo.

Qualora non si abbiano rapporti personali che consentano detto tirocinio è possibile rivolgersi e chiedere aiuto al Collegio dell'Ordine degli Avvocati della città di residenza dove è possibile trovare un elenco degli studi disponibili ad accogliere nuovi collaboratori.

La scelta dello studio potrà avvenire sulla base dell’area del diritto che si preferisce approfondire nel percorso formativo.

Dopo un colloquio col titolare dello studio, se si viene accettati, bisognerà inoltrare una domanda di iscrizione al Registro Speciale dei Praticanti, al Consiglio dell’Ordine territorialmente competente.

La domanda sarà corredata da:

  • dichiarazione del dominus,
  • certificato di laurea,
  • da alcuni altri certificati (nascita, residenza, cittadinanza, godimento dei diritti civili e politici, assenza di carichi penali…),
  • ricevuta del versamento effettuato a beneficio del Consiglio dell’Ordine stesso,
  • se si frequenta un corso di specializzazione post-universitaria occorrerà anche una certificazione dell’Istituto attestante l’iscrizione al corso.

Una volta formalizzata l’iscrizione il praticante riceverà un libretto numerato e vidimato dal Presidente dell’Ordine, articolato in tre parti, sul quale annotare i momenti “salienti” della sua attività.

Durante il periodo di pratica il neolaureato segue l'avvocato nelle udienze e cura il lavoro di ufficio al fine di apprendere la professione.

Nota bene il tirocinio è ovviamente a titolo gratuito: è al buon cuore del Titolare dello Studio riconoscere al praticante un rimborso spese.

Purtroppo capita spesso che il mentore non permetta al praticante di entrare nel vivo del “mestiere” anche dopo parecchi mesi dall’inizio della pratica ed allora, sarà il caso di cercare un altro studio.

Il praticantato verrà concluso con successo se si dimostrerà di aver frequentato assiduamente lo studio legale ospitante e di aver assistito ad un numero minimo di venti udienze per ciascun semestre.

Al termine di questo periodo il praticante è tenuto a consegnare presso la segreteria del Consiglio dell’Ordine il proprio libretto compilato in ogni sua parte e firmato dal dominus che ne attesti la veridicità.

Completato il biennio, il Consiglio dell’Ordine potrà rilasciare un certificato di “compiuta pratica”, che andrà allegato alla domanda di ammissione all’esame di Stato.

La scuola di specializzazione per avvocati.

Alle Scuole di Specializzazione per le Professioni Legali si accede mediante un concorso annuale per titoli ed esame.

I corsi hanno la durata di due anni accademici, al termine dei quali sarà possibile ottenere il diploma di specializzazione previo superamento di un esame. E’ prevista la frequenza di un numero minimo di ore durante le quali oltre ad approfondire determinate materie, verranno fatte esercitazioni pratiche e simulazioni processuali, e sarà dato grande spazio all’appredimento di come redigere i principali atti giuridici.

L’esame di stato.

Espletato il periodo di Tirocinio, integrato o non dalla Scuola di Specializzazione, occorre sostenere l'Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di avvocato.

L’esame viene tenuto annualmente, generalmente nei primi giorni del mese di dicembre. Entro tale data, il candidato dovrà aver concluso il periodo di pratica anche se ancora non dispone del certificato di compiuta pratica, che può essere presentato in un secondo momento.

La domanda dovrà contenere:

  • Diploma di laurea,
  • certificato della pratica forense,
  • versamento della tassa di ammissione all’esame,
  • materie scelte per la prova orale

e va indirizzata alla Corte d’Appello nel cui distretto si è svolto il tirocinio.L'esame verte su tre prove scritte e di una orale a cui si viene ammessi superati gli scritti.

  • La prima prova scritta verte su una questione di diritto civile, a scelta fra due proposte.
  • La seconda prova su una questione di diritto penale.
  • Il terzo scritto è invece la redazione di un atto giudiziario in una materia a scelta fra diritto civile penale e amministrativo.

L’esame orale, che si terrà dopo la pubblicazione dei risultati degli scritti, verte su cinque materie (fra cui necessariamente almeno una “procedura” – civile o penale) scelte dall’esaminando e indicate nella domanda di ammissione, tra: diritto civile e procedura civile, diritto penale e procedura penale, diritto amministrativo, costituzionale, commerciale, ecclesiastico, diritto del lavoro, privato e diritto comunitario.

Per superare gli scritti, è necessario conseguire un punteggio complessivo di almeno 90 punti su 150 e non inferiore a 30 in almeno 2 prove.

Per quanto riguarda le prove orali, occorrerà invece un punteggio complessivo non inferiore ai 180 punti su 300, e comunque per risultare idonei si dovrà ottenere un punteggio non inferiore a 30 in almeno cinque prove.

Ci saranno tante commissioni per quante sono le Corti d'Appello del territorio Nazionale e presso la loro sede si sosterrà l'esame. Dato il gran numero di laureati in talune sedi di Corte di appello, il numero di partecipanti al concorso è elevatissimo ed i criteri di valutazione tra le diverse commissioni sono assolutamente disomogenei. Per tali motivi spesso l'esame diviene una vera e propria lotteria.

Tuttavia, non essendo previsto un numero massimo di tentativi, né un limite di età per essere ammessi a sostenerlo, può essere ripetuto più volte.

L’iscrizione all’albo degli avvocati: il giuramento.

Una volta superato l’esame si è pronti per diventare dei “veri” avvocati, presentando domanda di iscrizione all’Albo Professionale della propria città e prestando Giuramento davanti alla Corte d’Appello territorialmente competente.

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