Aprire distributore metano.


Aprire distributore metano

Aprire un distributore a metano in alcune regioni italiane (segnatamente quelle del Centro Sud) può costituire un discreto affare occorre però disporre di un terreno, con particolari caratteristiche, su cui realizzarlo, di un discreto capitale iniziale e di tanta pazienza per portare a termine una gran quantità di adempimenti burocratici.

Con i prezzi di benzina e gasolio in continua ascesa, con i problemi di inquinamento che con frequenza impongono blocchi alla circolazione e con gli incentivi per l'acquisto di auto con propellenti ecologici, il numero delle auto a metano è cresciuto enormemente.

I vantaggi di un distributore a metano.

I vantaggi di tale scelta sono più che evidenti:

  • con 10€ si riesce anche a fare il pieno,
  • non si inquina,
  • si circola sempre,
  • in alcune regioni non si paga il parcheggio,
  • si hanno sconti sul bollo auto.
L'unico svantaggio è che per rifornirsi spesso bisogna fare decine di chilometri data la scarsa distribuzione sul territorio di stazioni di erogazione. In Italia infatti vi sono appena 700 distributori di metano sull'intero territorio nazionale e la maggior parte di essi è concentrata nelle regioni: Emilia Romagna, Veneto, Marche, Toscana, Lombardia e Piemonte. In questa mappa il Centro Sud e la completa rete autostradale è completamente scoperto.

Come scegliere l'ubicazione ?

Risulta evidente da quanto detto che aprire un distributore a metano in queste aree è conveniente ma come muoversi? E come scegliere l'eventuale ubicazione?

  • La prima mossa è quella di consultare il piano dei carburanti regionali e scoprire se consente l'apertura di un impianto con sola erogazione di metano o prevede l'obbligo dei multi carburanti.
  • La mossa successiva è di esaminare una mappa della distribuzione sul territorio degli erogatori di carburanti e di individuare eventuali località che non siano prossime ad altri distributori di metano ma anche a grosse stazioni di servizio gestite da grandi compagnie petrolifere perché anche queste si stanno attrezzando per l'erogazione del metano.
  • Nella scelta del sito è, anche, importante la sua ubicazione in prossimità di un luogo di gran passaggio comodamente raggiungibile.
  • Altra caratteristica importante del sito è la, relativa, vicinanza alle condotte del metano. L'approvvigionamento dei distributori a metano, infatti, non avviene con le solite autocisterne ma con allacciamento alla rete di distribuzione del gas e l'eccessiva lontananza da questa graverebbe pesantemente sul costo dell'impianto di connessione.

Scelta con tali criteri l'area su cui posizionare il distributore (sono necessari almeno 800 mq) si può pensare alla progettazione dell'impianto. Progettazione e realizzazione che viene eseguita da ditte specializzate.

Come funziona l'impianto?

L'impianto in linea di principio funziona nella seguente maniera:

  • Il metano giunge al distributore, mediante una tubazione di derivazione dalla condotta principale, con una pressione che varia, in funzione della distanza da questa ultima, tra 5/10 bar e 60/70 bar.
  • Per essere immesso nei serbatoi delle auto il gas deve essere portato alla pressione di 230/250 bar pertanto occorrono una batteria di compressori che svolgono tale compito nonché aerorefrigeranti che raffreddano il gas al termine di ogni stadio di compressione.
  • Un piccolo impianto con un ridotto numero di erogatori completo (impianto di pompaggio, opere murarie, pensiline, erogatori, etc.) ha un costo prossimo ai 400.000 €. 

Quali sono gli adempimenti burocratici?

Gli adempimenti burocratici da portare a termine per iniziare l'attività sono complessi e richiedono circa un anno. I principali sono di seguito menzionati:

  • Certificazione comunale di idoneità dell'area per l'ubicazione del distributore.
  • Autorizzazione preventiva alla realizzazione dei Vigili del Fuoco.
  • Autorizzazione del piano comunale carburanti.
  • Concessione edilizia ed ottemperanza ai relativi vincoli (paesaggistici, idrogeologici, etc.).
  • Certificato ASL di conformità degli impianti elettrici data la pericolosità dei luoghi.
  • Collaudi da parte di enti vari dell'impianto: ASL, Comune, UTIF, Vigili del fuoco (per prevenzione incendi).
  • Certificato di prevenzione incendi dei V.F. Va tenuto presente come già detto in precedenza che l'impianto deve comunque sottostare al Piano Regionale Carburanti che stabilisce le zone in cui possono sorgere ed anche se può essere mono o poli carburante.
Se si riesce a venir a capo di tutte queste complicazioni e pastoie burocratiche e si dispone di 300-400mila  euro necessari si può iniziare l'attività.

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